Il ghiaccio si ritira e riporta alla luce i corpi di due coniugi scomparsi da 75 anni
ROMA – Dopo 75 anni il ghiaccio riconsegna i resti dei due coniugi svizzeri scomparsi il 15 agosto del 1942. I loro corpi, probabilmente a causa di una caduta accidentale in un crepaccio, sono stati conservati per decenni sotto molti strati di ghiaccio; lo stesso che a causa del fenomeno del progressivo riscladamento globale, e quindi dello scioglimento del manto nevoso, che condiziona anche lo stato di salute delle nostre Alpi, ha portato alla luce le due mummie. È accaduto sul ghiacciaio Tsanfleuron del Cantone Vallese, nel sud-ovest della Svizzera, sopra il resort Les Diableretsnel nel comune di Ormont-Dessus proprio a ridosso di uno ski lift a 2.615 metri d’altezza. Grazie anche ai documenti che sono stati trovati addosso ai due corpi è stato possibile risalire ai coniugi Marcelin e Francine Dumoulin, avvolti nei loro tipici abiti degli anni Quaranta.
La più giovane tra le loro figlie, Marceline Udry-Dumoulin, che oggi ha 75 anni, è incredula dell’accaduto, così come riporta quotidiano svizzero Le Matin, e auspica finalmente una dignitosa sepoltura per i suoi genitori che tutti credevano spariti nel nulla, dopo che avevano accompagnato le loro mucche al pascolo nei pressi del ghiacciaio, per una escursione estiva prima che si tramutasse in una incredibile tragedia.
All’epoca Marcelin Dumoulin aveva 40 anni e faceva il calzolaio, mentre sua moglie Francine era un’insegnante. La ricostruzione della più giovane delle figlie dei coniugi Doumouling ci riporta indietro nel tempo come se si riavvolgesse la bobina di un film: «Era la prima volta che mio padre accompagnava mia madre in una escursione in montagna». Un destino ineluttabile.
Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio
Sempre un ghiacciaio, nel settembre del 1991, questa volta quello del Similaun, nella Val Venosta, sul confine fra Italia e Austria, riportò alla luce lo scheletro mummificato di un essere umano vissuto nell’età del rame, quindi risalente a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C., in un eccellente stato di conservazione che ha permesso agli scienziati di indagare a ritroso nella storia antropologica dell’uomo. Il corpo di Ötzi (questo è il nome che è stato dato al reperto umano risalente a 5.000 ani fa dal giornalista viennese Karl Wendl) è attualmente conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.
Un immenso cimitero di guerra a 3.000 metri
Non sono rari i ritrovamenti dei nostri soldati della Prima guerra (fino ad ora circa 80 corpi recuperati) negli anfratti ghiacciati delle nostre Alpi. Il ritrovamento più recente quello avvenuto il 25 agosto del 2016 sulla vedretta della val di Fumo a 2.920 metri (ghiacciaio dell’Adamello), dove i resti di un soldato italiano, con la divisa, scarponi e indumenti dell’epoca, sono riemersi nel ghiaccio dopo circa un secolo.
Anche sul ghiacciao Presena, a circa 3.000 metri, il 28 settembre del 2012, sono stati recuperati i resti di un soldato italiano caduto sul ghiacciaio durante la grande guerra del 1915-18 e poi ibernato, quando i nostri soldati si contendevano le posizioni sulle creste montuose più elevate delle Alpi nello scontro con l’esercito austro-ungarico, combattendo duramente dal Lagorai al Passo San Pellegrino, alla Marmolada, alle Tofane, alle cime di Sesto (Tre Cime di Lavaredo, Paterno e Monte Piana). Ci furono scontri sul Gran Zebrù (3859 m), sulla Thurwieser (3652 m), sulla parete di ghiaccio della Cima Trafoi (3.553 m), sul Cevedale (3.378 m), sul Vioz (3.644 m), sulla Punta S. Matteo (3.692 m).
Ritrovamenti simili ci sono stati anche sulle catene montuose dell’America latina, in Messico, dove nel 2015 sul Pico de Orizaba, sono emersi dal ghiaccio i resti mummificati di un alpinista morto nel 1959. Le basse temperature dei ghiacciai, rallentano la decomposizione degli organi interni in quanto il processo di congelamento uccide i microrganismi responsabili della decomposizione. Le basse temperature, inoltre, sono utili a preservare anche i tessuti molli, così com’è accaduto alla mummia di Ötzi e a quelle siberiane, oppure com’è successo per i resti di mammut ritrovati in Russia in un perfetto stato di conservazione.
Può capitare che a causa del carico glaciale, i resti umani pietrificati nel ghiaccio possano essere tranciati, così come da rilevamenti di alcuni resti umani di soldati della Prima guerra, oppure nel caso dei comiugi svizzeri ritrovati recentemente. Non è il caso di Ötzi il cui cadavere è rimasto imperturbato nella medesima posizione per millenni e senza riportare smembramenti, proprio grazie alla conca rocciosa nella quale il corpo si è adagiato in punto di morte: un’area di accumulo di neve e ghiaccio che ha protetto il corpo come in una bara di cristallo.
Massimo Manfregola
20/7/2017
Nella foto di copertina i resti dei coniugi coniugi Marcelin e Francine Dumoulin emersi dal ghiaccio con alcune parti del corpo mummificate. Si nota una scarpa da donna dell’epoca con la suola chiodata
credits foto: http://www.alpinismomolotov.org/ – www.ladigetto.it
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